Un uomo vero non fugge di fronte alla paura

C’è un dato incontrovertibile che riguarda tutta la specie umana: il nostro cervello con il suo magazzino di dati influisce aspramente sulle nostre scelte, anche quelle immediate. Il comportamento sociale dell’uomo e della donna è dominato dal sistema limbico, ma più in generale è messo in moto da una serie di schemi e risposte automatiche che sono necessarie alla sopravvivenza.

L’esempio più classico è lo spavento improvviso che si prova quando sentiamo un tonfo violento, inaspettato. Oppure quando qualcuno ci tocca la spalla da dietro e ci prende alla sprovvista. Avete mai notato le reazioni fisiche che si producono in quell’istante? La pelle diventa d’oca, il cuore inizia a battere fortissimo, l’intero sistema nervoso e muscolare sono come attraversati da un sisma di magnitudo 7. Questo perché? Pensate che sia per via dello spavento? No. E’ per colpa del falso allarme. In poche parole il cervello vi ha avvisato di una potenziale situazione di pericolo e vi ha messo nelle condizioni di salvarvi la vita. Cioè di fuggire, solo che lo ha fatto nell’unico modo possibile, immediato, che in caso di reale pericolo potrebbe salvarvi davvero: imponendo una risposta automatica. E’ per questo motivo che voi vi rendete conto dello scampato pericolo, stando fermi e provando a riprendere fiato e battito normale.

Ecco, questo meccanismo di risposte automatiche domina il comportamento umano (uno è la reattanza, cioè dare una risposta immediatamente negativa, del tutto immotivato, per pura protezione o per evitare una situazione di disagio temporaneo) e si moltiplica nel cervello grazie ai ricordi.

Tutta la paura che vi assale prima di parlare con una donna, o meglio, il timore che provate nell’avvicinarvi a lei e tentare l’approccio, è determinato da fattori di autodifesa, da schermi protettivi che in qualche modo risalgono a dei ricordi. Le risposte automatiche fanno il resto, ma in realtà molto dipende da voi.

Le maggiori paure che un ragazzo prova prima di tentare l’approccio sono classiche direi:

– Paura del rifiuto, di fronte alla gente o a persone che conosciamo e paura di subire una umiliazione e di rimediare una brutta figura. Questa paura agisce su di voi e sul vostro presunto status di maschio. Il fatto che temete di fare una brutta figura certifica non solo che avete timore e che non sapete vincerlo, ma che la condizione normale è l’altra. Quella del maschio coraggioso.

– Paura di non sapere come comportarsi dopo l’approccio. Questa paura è una insicurezza determinata dalla propria incapacità di gestire le situazioni. Chi ha paura in questi frangenti è la stessa persona che si muove seguendo le mosse altrui in un posto che non conosce, anziché provare  a capire da solo. Ogni tanto faccio una prova. Quelle rare volte che prendo il treno, c’è sempre qualcuno che non sa orientarsi e fa domande. Altri aspettano le mosse altrui. Io mi muovo per primo e provo un’immensa soddisfazione nel vedere che gli altri mi seguono, facendo quello che faccio io. Per inciso, piuttosto che recarmi al binario giusto, una volta mi sono recato in bagno. E mi hanno seguito ugualmente!

– Paura di perdere un’occasione. Se la ragazza vi piace, l’eventuale rifiuto porta alla considerazione che avrete sprecato l’ultima occasione. In parte questo è vero, perché la prima impressione – di cui parlo diffusamente nel mio manuale di seduzione – conta tantissimo e influisce nel successivo scambio di battute. Ma anche la prima impressione può essere usata a scopo seduttivo, basta comunque rimanere nella parte ed essere consci di partecipare a un gioco.

Se vincete queste paure, davvero immotivate, avrete fatto un notevole passo in avanti per diventare un seduttore vincente e invidiato.

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